SCIENZA E SAGGEZZE ANTICHE: tra soffi e genetica

Articolo in anteprima pubblicato su DBN Magazin – pdf

“Le essenze passano da un essere all’altro (attraverso l’alimentazione) oppure tramite la decomposizione e assimilazione (digestione); esse raggiungono, secondo le affinità, gli organi che esse rigenerano e dove vengono elaborate. Le essenze sono il materiale pieno di vitalità di cui sono intessuti i viventi.”               (da Huangdi Neijing Lingshu)

 

 Neurobiologia e Soffi: due facce della stessa medaglia?

E’ tutta una questione di geni? Una branca della scienza, la genetica, negli ultimi decenni ha cercato di dimostrare quanto tutto, nel nostro corpo dipendesse unicamente dai geni, e di come attraverso una certa categoria di farmaci fosse possibile intervenire per manipolarli, ottenendo così, secondo loro) la salute della gente. Sinceramente mi sono sempre chiesta come potessero usare tutti quei dati, così disgregati e disgreganti. Forse è colpa della mia formazione, basata sulla visione di un insieme, chissà! Forse i miei limiti vanno anche oltre la mia formazione, ma anche questi scienziati hanno dei limiti: anche loro non sanno bene come  gestire  tutti questi dati raccolti. Parlando appunto di geni, la relazione conclusiva dello studio denominato “Progetto Genoma” viene così riassunta: “siamo riusciti a trascrivere tutte le lettere che compongono il vocabolario genetico umano, ma non riusciamo a leggerlo perché non conosciamo il significato della grandissima parte dei segni”[1].  Ci sono voluti 10 anni per arrivare a capire che la strada è un’altra, come cita Enzo Soresi nel suo libro il Cerevello Anarchico: “il programma genetico non istruisce nulla, ma è un sistema dinamico tale per cui le informazioni genetiche vengono utilizzate dalla cellula in relazione al contesto fisiologico. I test genetici di conseguenza non risolveranno, se non in parte, i problemi della medicina in quanto la maggior parte delle malattie sarà conseguenza degli stili di vita e della relazione socio ambientale”. Capire che i geni vengono regolati da stimoli esterni (ambientali, fisiologici, psicosociali) e non viceversa, e che solo dopo, agiscono con una sequenza di processi comportamentali e biologici in grado di influenzare l’adattamento del nostro organismo, mi sembra un grande punto di incontro:  la saggezza antica e la scienza moderna concordano sull’importanza dello stile di vita nel suo più ampio significato.

 

Forse un giorno, in chiave scientifica, si potrà verificare la presenza degli “spiriti e dei soffi” nel nostro organismo, e chissà, magari un giorno si scoprirà che sono proprio loro a influenzare l’espressione dei geni e a dare gli  impulsi neuronali, manifestando il loro disagio psichico o fisiologico, ma forse questa’ombra di  consapevolezza c’è già!

Enzo Soresi nel libro il “Cervello Anarchico”  racconta di questa sua lotta contro un particolare tumore del polmone chiamato microcitoma.  Per una successione di esperienze che non sto a raccontarvi, arrivò a porsi una domanda: “come mai in un organo di derivazione epiteliale, può nascere un tumore a derivazione neuroendocrina con caratteristiche analoghe a quelle di un tessuto nervoso?” È qui  che dice di aver preso coscienza dell’esistenza del sistema neuroendocrino diffuso. E pensate un po’ la mia meraviglia quando continuando la lettura, Soresi  correla il  sistema neuroendocrino alla circolazione dei meridiani, canali attraverso cui circolano i soffi (qi/energia vitale) o il prana! E’ possibile pensare che il nostro corpo sia un organismo pensante, e che ogni parte di esso: cellula, organo, tessuto che sia, acquisisce informazioni ed emozioni, sia a livello psicologico che fisiologico, e che queste informazioni/emozioni vengono poi messe in circolazione attraverso le varie vie di comunicazioni, sia che si chiamino meridiano, tsubo, nadi o sistema neuroendocrino diffuso? Io credo proprio di si.

[1] Mente inquieta – Francesco Bottaccioli – tecniche nuove

Psiconeuroendocrinoimmunologia

Quando ho letto per la prima volta questa parola ho pensato che la scienza avesse messo insieme un’altra di quelle teorie difficilissime da comprendere, e assolutamente non accessibili a noi comuni mortali. Leggendo  di questo argomento  mi sono invece ritrovata in un mondo che riconoscevo, o riuscivo a tradurlo nel mio linguaggio. Ma che cos’è esattamente la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI)? È lo studio dell’organismo umano visto nella sua interezza, unitamente all’importanza del rapporto con l’ambiente che lo circonda, nel più ampio significato del termine. Vorrei provare a spiegare questo concetto per metterlo a confronto, e perdonatemi questa espressione: evidenziare quanto tutto fosse già stato scritto.

Quante volte ci siamo sentiti dire: «Non si preoccupi, è solo colpa dello stress»? Lo stress non è una banale diagnosi da fare quando non si sa a cosa attribuire una serie di malesseri. È invece un importante messaggero che ci vuole comunicare una serie di squilibri in atto (spesso tutt’altro che banali) sia fisici che psichici. Frustrazione, ansia, attacchi di panico, sono manifestazioni di uno stato depressivo che sempre più spesso ha come punto di partenza uno stile di vita stressante. La conseguenza è l’attivazione di una serie di meccanismi che innescano la produzione di sostanze che promuovono le infiammazioni: le citochine. Maggiore è la depressione, maggiore è l’infiammazione (calore). Nella medicina cinese, gli stati di alterazione psichica, hanno spesso una diagnosi legata al calore (infiammazione): più il calore aumenta la sua potenza (prima in fuoco poi in calore tossico) più la manifestazione psichica è maggiore, fino al delirio. Be’, io vedo un altro punto di incontro, e voi?

Come sottolinea Francesco Bottaccioli, esperto di psiconeuroendocrinoimmunologia, nel suo libro Mente inquieta, lo stress può essere descritto come “una strada endocrina, fatta di ormoni che attraverso la circolazione sanguigna arrivano al cervello stimolando l’ipofisi che a sua volta arriva alla stimolazione delle surrenali le quali producono cortisolo” (il cortisolo è un ormone che contrasta le infiammazioni ma, in eccesso, provoca non pochi effetti collaterali.

Schematicamente potremmo vederla così:

 

Sinteticamente possiamo dire che in questa strada sono coinvolti il sistema endocrino (cioè il sistema di circolazione degli ormoni), il cervello, il sangue, i reni.

Nella medicina tradizionale cinese il sistema endocrino può essere rappresentato attraverso un altro schema:

 

 

Gli organi coinvolti sono quindi i reni (sistema endocrino), il cervello, che nel suo aspetto funzionale è correlato sempre al rene,  e il  sangue, messaggero del cuore, residenza della sfera psichica.

Riassumendo:

 

 

Jing-Shen è ciò che governa la nostra vita nella sua parte più attiva, con lucidità e coscienza. Le essenze assicurano la dimora agli spiriti dando loro possibilità di espressione, così che la nostra psiche sia ben radicata e nel pieno possesso di noi stessi. Il concetto di sovranità è collegato al cuore, dimora dell’aspetto psichico, ed è dai lui che partono i comandi, dirigendo le forze che governano gli aspetti della mente.

Io lo vedo così:

 

Ogni organo ha una propria manifestazione psichica, lo spirito correlato ha un nome  e tutto converge al cuore.

Alcuni studi hanno fatto emergere significative connessioni su quanto espresso. Tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, John e Beatrice Lacey del Fels Research Institute in Ohio, hanno osservato che il cuore non solo era in grado influenzare in modo considerevole il cervello, ma addirittura l’intero modo di comportarsi della persona. Con l’arrivo della neurofisiologia si apprese che il cuore inviava segnali al cervello, e che l’attività di quest’ultimo veniva limitata o agevolata in funzione di questi segnali. Nel 1974, due ricercatori francesi, Gahery e Vigier, stimolando il nervo vago (un nervo addetto a molti dei segnali che dal cuore si dirigono al cervello) dei gatti, scoprirono che l’attività del cervello subiva una riduzione del 50% rispetto alla normalità. Il ricercatore R. McCraty, afferma che “il cuore invia un segnale forte e ritmico al quale il cervello è programmato a rispondere. Gli impulsi nervosi originati nel cuore influiscono decisamente su come pensiamo, percepiamo e sulle nostre azioni. Il cuore invia segnali al cervello più frequentemente di quanto il cervello ne invii a sua volta al cuore, e il segnale inviato, caotico o armonico che sia, definisce la differenza nel nostro comportamento e nella nostra attività”.

 

Con la neurocardiologia si è potuto comprendere come cuore e cervello comunichino attraverso il sistema nervoso. I risultati delle ricerche di uno dei pionieri di questa disciplina, il Dr. J. Andrew Armour, dell’università di Montreal, hanno individuato che le informazioni che partono dal cuore e arrivano al cervello sono in grado di influenzare i processi cognitivi, decisionali e percettivi. Secondo Armour, il cuore possiede dunque un proprio sistema nervoso indipendente (egli usa l’espressione “piccolo cervello del cuore”) ed è in grado di elaborare le informazioni in modo completamente autonomo.

Tutti questi ricercatori hanno contribuito a sviluppare la comprensione che il cuore è in grado di influenzare profondamente lo stato di percezione, la consapevolezza e l’intelligenza degli esseri umani. Il cervello è influenzato e obbedisce ai segnali inviati dal cuore. Cuore e cervello sono in costante comunicazione: quando il ritmo cardiaco è coerente il cervello reagisce con stati di chiarezza mentale, migliore concentrazione e ragionamento sia logico sia creativo. Le emozioni negative portano invece disordine ai ritmi cardiaci e al sistema nervoso autonomo, influenzando negativamente tutto il corpo.

La ricerca di base presso l’istituto di Heart Math (Calfornia), ha evidenziato che sia il cuore sia il cervello ricevono e rispondono alle informazioni su un evento futuro prima che l’evento si verifichi; ancora più sorprendente è stata la scoperta che il cuore sembra ricevere tali informazioni “intuitive” prima del cervello. Questo suggerisce che il campo del cuore può essere collegato a un campo energetico più sottile che contiene le informazioni sugli oggetti e sugli eventi remoti nello spazio o avanti nel tempo (percezione, intuizione). Su questo tema vi rimando al capitolo dedicato al cuore, perché le correlazioni sono veramente stupefacenti!

Se si potesse immaginare solo per un momento che l’espressione comportamentale ed emotiva, così come i problemi psicologici e psichiatrici, possano avere una diagnosi strutturata secondo il modello della medicina tradizionale cinese, sono fermamente e completamente convinta che il cibo, un cibo mirato, diventerebbe un mezzo strategico per ridurre notevolmente, o perché no, eliminare, il disagio in questione; e se questo potesse essere fatto in collaborazione con il medico, o addirittura farlo entrare in un progetto di ricerca, l’aiuto che viene dato al paziente, e alle persone in generale, sarebbe sostanziale e indispensabile. Ormai molti studi sono arrivati alla conclusione che il cibo è capace di influenzare l’umore e l’attività del cervello, ma tali conclusioni sono sempre state solo scritte. Un cambiamento individuale porta a un cambiamento a livello di società e Dio solo sa quanto (di questo cambiamento) ne abbiamo bisogno.

Per credere in questo, bisognerebbe ammettere di non sapere, così da poter essere liberi di accogliere il concetto di cibo sotto un’ altra dimensione: la dimensione dell’energia sottile

 

Proviamo a liberarci dal significato delle parole nutrienti, carboidrati, fibre; o meglio, integriamole. Proviamo la sottile meraviglia dell’oscurità misteriosa (intesa come non sapere). Il cibo è anche energia, energia sottile, e in lui passa il Jing, l’essenza vitale. Perché non credere nel cibo? Il cibo deve tornare a essere il primo punto di intervento medico, e il medico deve tornare a chiedere al suo paziente che non sta bene: «che cos’hai mangiato?».

 

Elena Alquati

Parte del testo è tratta dal libro “Nutrire il Corpo
e la Mente”, Elena Alquati, Giunti Editore