Ritorno alle Origini

 

Perché ogni nostro gesto, anche il più
banale, legato al cibo non è più spontaneo?
Forse bisognerebbe ripartire da zero,
dall’importanza che ricopre il vuoto, che
non è il nulla, ma uno spazio dove tutto può
rinascere, un luogo pieno di possibilità

Libri su libri, esperienza su esperienza, conferenza su conferenza, confronti su confronti,  un ascolto particolare durante gli incontri, e la domanda rimane sempre la stessa: ma perché nonostante tutte le informazioni che ci arrivano con dettaglio e precisione scientifica (ma anche molto contrastanti),  più sembra esserci una regressione  della cultura, della comprensione, della coscienza, della conoscenza e della consapevolezza.

Per molte culture, l’universo è un organismo umano su scala titanica. Ma allora perché abbiamo bisogno di chiedere quanti grammi di sale dobbiamo mettere nell’acqua della pasta, perché dobbiamo rivolgerci al pediatra per nutrire il nostro bambino, perché noi adulti abbiamo bisogno della figura del nutrizionista/dietista/dietologo, ecc.

I guru della vecchia macrobiotica affermano che con l’alimentazione si risolvono tutti i problemi  (questo è il messaggio che mi è arrivato da subito); non sono del tutto d’accordo.

Lo stile di vita moderno è molto cambiato, ma nell’ultimo decennio il cambiamento è stato importante e molto veloce.  I guru della macrobiotica, e parlo dei grandi guru, avevano per cultura anche altri strumenti che fanno parte del quotidiano come il qi gong o il tai chi, la meditazione, la respirazione, la contemplazione. Strumenti che nel nostro quotidiano non ci sono (parlando in senso generale). E così, come cita la canzone di Francesco Gabbani, ci facciamo un’ora di Nirvana, e pensiamo di aver raggiunto la conoscenza del sé, facciamo un corso di cucina e pensiamo di dover dispensare consigli su come “curare”. Spesso l’umiltà ci sfugge di mano, e così diventando dei punti di riferimento, non pensiamo più che ciò che diciamo deve essere ben calibrato e pensato, perché chi riceve il nostro messaggi può non avere il nostro livello di comprensione, e l’interpretazione che ne deriva può essere completamente diversa rispetto al messaggio che noi volevamo trasmettere.

Face book trabocca  di informazioni (o dis-informazioni) sui danni del cibo (e sul cibo in generale), cosi come incalza la televisione,  i giornali, e di trasmissioni dedicate al cibo poi non ne parliamo.

Forse bisognerebbe ripartire da zero, dall’importanza che ricopre il vuoto, che non è il nulla, ma uno  spazio dove tutto può rinascere, un luogo pieno di possibilità. Tutti noi dovremmo fare delle riflessioni e porci delle domande:

Quali sono i principi che devono governare la vita dell’individuo?

Qual è il giusto sapere?

Quali sono i discorsi appropriati?

Quali argomentazioni sono attendibili?

Come possiamo cambiare partendo dal vuoto?

 

La meditazione e la lettura dei vecchi testi aiutano molto. Il mio maestro di tuina, Tino Z. Wong, mi diceva che il nutrimento non è solo cibo. Lui teneva sul suo comodino il libro di Lao Tze “il Dao” e ogni sera ne leggeva qualche pagina prima di addormentarsi, e quando lo aveva finito ricominciava da capo. Ma quello che più insegnava era che ciò che stavamo imparando doveva essere vissuto, OGNI GIORNO, e diventare la nostra modalità di vivere, il nostro stile di vita.

Il  Dao è la strada, il cammino che ognuno di noi deve tracciare, è connettersi con l’Universo, è disciplina, è il modo di procedere, il metodo, ritrovare l’ordine per il governo di se stesso – della famiglia – del Paese –  è comunicare, esprimere, è essere consapevole, è benevolenza, giustizia. Il Dao è magia.

Il giusto cammino che ogni individuo dovrebbe percorrere occupando il posto che gli compete (e non quello degli altri) e ottemperando ai propri doveri.

“La funzione armoniosa della società produce benessere, questa armonia è cementata nel rituale … e La corretta esecuzione e rispetto delle parti e dei ruoli rappresenta l’integrità del tessuto sociale.” – Lieh Tzu

Purtroppo oggi siamo diventati dei consumatori senza sosta, e dobbiamo continuare a consumare perché il nostro stile di vita ci ha resi schiavi.  Per poter vendere di più gli scienziati pagati dall’industria alimentare ci analizzano con tecniche speciali (http://www.ilfattoalimentare.it/neuromarketing-tecniche-comunicative.html), così che possano entrare nel nostro inconscio e rubare informazioni che servono a studiare un marketing che continui a farci consumare e a renderci  schiavi, radicando questa schiavitù.

L’essere umano è sempre stato attratto da un’evoluzione improntata ad  una vita facile e senza difficoltà, ma soprattutto che ci permette di avere tutto ciò che vogliamo e subito.

Ma alimentarsi è una cosa seria, e non è un fatto fine a se stesso. Ogni volta che mangiamo assorbiamo il nostro ambiente (sole, luna, acqua, pianeti, ecc):  tutto ciò che appartiene all’Universo, diventando parte di esso.

Ciò che è tipico del nostro mondo e dal quale siamo particolarmente attratti, è la ricerca dell’intensità del sapore, la bellezza di ciò che appare nel piatto. Ma tutto questo è solo apparenza.

Chi insegna l’arte della cucina, per primo, deve sapere che l’obiettivo è arrivare ad apprezzare l’insipido, ovvero le cose semplici,  genuine, pure: l’essenziale.

 

La musica e la buona accoglienza fanno fermare il passante.

Quando passa attraverso le nostre labbra, il Tao è insipido e senza sapore

non può essere colto. non può essere inteso

ma è l’inesauribile.

(laozi)

“Ogni sapore è illusorio e seducente al contempo, induce soltanto il passante a fermarsi, lo alletta senza soddisfarlo. Rappresenta soltanto un’eccitazione immediata e momentanea che, simile ai suoni sgranati dallo strumento, si esaurisce appena consumata: in opposizione a queste stimolazioni superficiali, eccoci invitati a risalire alla sorgente inesauribile di ciò che costantemente si dispiega senza mai lasciarsi completamente catturare dai sensi, ma trascende qualunque attualizzazione particolare e permane ricco di virtualità. Quando nessun sapore è accentuato, il valore di saporazione, è tanto più intenso da non poter essere assegnato, oltrepassa la propria contingenza, si apre alla trasformazione Da qui questa formula che rovescia il linguaggio contro esso stesso e prende ostensibilmente la direzione opposta dei criteri ordinari: il saggio “assapora il non sapore” così come “agisce senza agire” e si affaccenda a ciò che e senza faccenda. Poiché la saggezza sta nel percepire che questi opposti, ben lungi dall’essere bloccati definitivamente in una individualità esclusiva, non cessano di condizionarsi l’un l’altro e di comunicare tra loro”.

Termino con queste righe del libro “elogio dell’Insapore” e spero che possano arrivare nel cuore di chi le legge, affinché si possa ripartire dal vuoto e dare alle persone ciò che serve. Niente di più!

Ripartiamo costruendo un percorso che unisce, e smettiamo di disgregare tutto, informazioni comprese.

Elena Alquati

presidente L’Ordine dell’Universo

 

Articolo pubblicato su DBN MAGAZIN GIUGNO 2017